La SEO non basta più! Come impostare la tua strategia nel 2026
Come è cambiata la ricerca nel 2026? Bella domanda! In realtà l’evoluzione è stata radicale e va a prendere varie sfere sia della ricerca tradizionale che della ricerca basata sull’intelligenza artificiale.
In passato facevi ricerche specifiche su Google che ti restituiva una SERP con 10 risultati; cliccavi ogni URL, andavi a leggere il contenuto e capivi se all’interno ci fosse la risposta esatta, quella che rispondeva esattamente al tuo bisogno. Spesso finivi per accorgerti già alla terza frase che questi siti proponevano solo pagine generiche. Per una risposta più specifica dovevi tornare su Google e fare ricerche più lunghe e precise.
Ti serviva la long tail, quella query composta da tutte quelle parole chiave molto specifiche e lunghe. Ed è qui che c’è il cambiamento maggiore.
Indice
Dalla ricerca per keyword alla ricerca conversazionale
Prima dell’avvento dei motori di ricerca generativi e quindi dell’AI nella SERP, chi creava contenuti andava a fare dei dettagli approfonditi specifici su quel determinato topic. Ad esempio, se l’utente cercava la long tail “torta di mele per vegani senza burro” – una ricetta ricerca molto specifica, che non è uguale alla ricerca della torta di mele tradizionale (che contiene le uova e il burro) – Google mostrava pagine che proponevano questa variante. Se volevi comparire per quella query, dovevi parlare di quella esatta ricetta.
Oggi non è più così! Sta succedendo qualcosa di molto diverso.
Oggi andiamo direttamente all’interno di un’intelligenza artificiale che fa una ricerca molto specifica. Già in partenza cambia l’input, che è in modo conversazionale: “Mi dai una ricetta della torta di mele per vegani che non contenga derivati animali?”
Cosa succede “sotto il cofano” di Google AI
In questo momento l’AI di Google o ChatGPT inizia a ragionare sulla nostra domanda. Prova a capire:
- Quale sia l’argomento principale di cui vogliamo parlare
- Quale sia la nostra preferenza, quindi in questo caso specifico che vogliamo preparare una torta di mele per vegani e quindi senza derivati animali.
L’AI fa un ragionamento sulla nostra richiesta e scompone il prompt in una lista di parole chiave che va a ricercare sul motore di ricerca Google, il quale risponde con il suo algoritmo tradizionale. L’AI scarica le pagine fornite da Google e le inserisce nella sua memoria temporanea, il sistema RAG che contiene solo le informazioni riguardanti i documenti forniti dalla ricerca su Google.
In altre parole, l’AI va cercare parole chiave su Google al posto tuo.
Sappiamo che le keyword che va a cercare non sono solo le keyword secche o exact match, ad esempio “torta di mele”, ma va a cercare anche delle keyword intermedie, ossia quelle che “sono nel mezzo”. Nel nostro caso cerca quello che sia più vicino sia a “torta di mele” che alle mie esigenze specifiche “torta di mele per vegani senza burro”.
E se la prima risposta che abbiamo ricevuto non è pertinente o soddisfacente, non dobbiamo più andare ad aprire dieci pagine per scoprirlo, perché questo lo fa tutto per noi l’intelligenza artificiale.
Basta restare nella finestra e chiedere un approfondimento.
In questo caso, l’AI non andrà a fare una seconda ricerca su Google, ma attingerà alla memoria RAG, alla conoscenza temporanea e alla selezione che ha fatto prima, andando a ricercare all’interno di quello spazio vettoriale, perché già ha scelto quelle che ritiene essere fonti autorevoli e complete sull’argomento, capaci di dare una risposta anche a tutte le domande successive. Fonti che, come detto, ha selezionato basandosi sui risultati di ricerca organici di Google.
Due scenari diversi: SEO tradizionale e AI Search
Un aspetto fondamentale che bisogna prendere in considerazione è che si aprono due scenari completamente differenti.
Il primo scenario è completamente basato sulla SEO. Noi sappiamo che l’intelligenza artificiale per darci una risposta appropriata andrà a ricercare su Google. Noi dobbiamo essere presenti lì con la SEO tradizionale, ma quello che cambia è la strategia. Dobbiamo trovare il modo di scrivere dei contenuti che siano autorevoli e completi. Ma in che modo?
- Autorevoli: facendo crescere il proprio brand
- Completi sull’argomento: per riuscire a dare la risposta alle nostre buyer personas.
In questo contesto, pensa alle buyer persona come un utente “ideale” che va su un motore di ricerca tradizionale o AI per cercare di risolvere un suo problema o bisogno attraverso la ricerca delle informazioni. Immaginiamo il flusso:
>> abbiamo un problema, vogliamo risolverlo, cerchiamo informazioni per risolverlo.
Quello che facciamo come agenzia non è “scrivere contenuti sperando che vengano scelti”, ma costruire le condizioni perché abbiano senso di esistere nel tempo. Partiamo dall’analisi delle user persona e dei loro problemi reali, lavorando su contenuti che rispondano in modo chiaro, completo e credibile alle domande che un utente può porsi lungo il suo percorso decisionale.
Sappiamo però che oggi questo non basta! Un buon contenuto, da solo, non garantisce né visibilità né citazioni nelle risposte delle AI. Per questo la strategia non si limita alla SEO tradizionale, ma si estende a una presenza multicanale coerente: contenuti distribuiti, riconoscibili, citabili, che rafforzano il brand e ne aumentano l’affidabilità agli occhi degli algoritmi.
L’obiettivo non è “farsi scegliere” una volta, ma diventare una fonte plausibile e ricorrente quando motori di ricerca e sistemi di intelligenza artificiale devono costruire una risposta. È su questa continuità, e non sulla singola pagina, che si gioca oggi la vera partita della visibilità. Questa è la nostra strategia vincente!
SEO vecchia e SEO nuova: cambia il mindset
Che cosa cambia tra la SEO vecchia e la SEO nuova?
La “SEO vecchia” implicava che ogni proprietario di un sito aveva come obiettivo principale: fare traffico.
E come si portava traffico al sito? Attraverso la Ricerca e quindi il posizionamento delle parole chiave. Quindi si scriveva un articolo principale o pillar page con tanti approfondimenti per le varie sfumature del search intent per riuscire ad intercettare tutte quelle ricerche di long tail.
Ad oggi possiamo affermare che questo quasi non esiste più.
In molti settori l’intelligenza artificiale va completamente a sostituire tutto questo flusso che si faceva in passato. Quello che dobbiamo fare oggi è riuscire ad essere autorevoli e precisi su quello che stiamo proponendo alla nostra tipologia di utente. Va cambiato quindi proprio il mindset.
Quindi non pensiamo più alla parola chiave isolata fine a se stessa, ma proviamo a dare veramente risposte agli utenti.
È quello che facciamo da sempre nella SEO Cube Agency seguendo le indicazioni fornite da Google. Google ci sta dicendo da tanti anni di scrivere i contenuti per gli utenti e non per i motori di ricerca.
Chi ha lavorato in questa direzione negli anni ha creato dei contenuti che oggi vanno bene anche per le intelligenze artificiali. Sono dei contenuti che si vanno a posizionare su tante parole chiave e quindi non soltanto sulla singola keyword, coprendo così tutto l’intento di ricerca.
Questo è quello che possiamo definire la base della SEO nuova. In questa visione deve farci riconoscere dalle AI come un brand autorevole e conosciamo esattamente quello di cui stiamo parlando. E qui entra in gioco il concetto di EEAT, su cui ha spinto tantissimo Google negli ultimi anni.
Dal contenuto alla strategia: quando SEO, GEO e canali lavorano insieme
Arrivati a questo punto, una cosa dovrebbe essere chiara: nel 2026 la visibilità non è il risultato di una singola attività, ma di un sistema. La SEO resta una base imprescindibile, perché senza presenza organica il contenuto non entra nemmeno nel radar dei motori di ricerca e delle AI. Ma da sola non basta più.
Per essere scelti, citati e riconosciuti come fonte affidabile servono segnali che arrivano anche da fuori dal sito. È qui che entrano in gioco la GEO, la strategia contenutistica, la presenza social, i formati video, la distribuzione dei contenuti e le attività di digital PR. Tutti elementi che contribuiscono a costruire un brand riconoscibile, coerente e “leggibile” sia per le persone sia per gli algoritmi.
In SEO Cube Agency lavoriamo proprio su questa integrazione creando una strategia multicanale per trasformare la visibilità in posizionamento e fiducia grazie ai nostri servizi:
– SEO e GEO: per costruire basi solide e contenuti autorevoli e rendere quei contenuti rilevanti nei sistemi di ricerca basati su AI
– Content strategy: per rispondere ai bisogni reali delle user persona
– Social e video: per rafforzare i segnali off-site e la riconoscibilità del brand
La nostra squadra sta già affilando le tastiere,
facciamo vedere al web chi sei!
Non proponiamo attività isolate, ma una regia unica: perché oggi il problema non è “fare più traffico”, ma essere presenti nei momenti decisionali giusti, sui canali giusti, con il messaggio giusto.
Se stai ripensando la tua strategia digitale per il 2026, il primo passo non è scegliere uno strumento, ma capire come far lavorare insieme SEO, contenuti e canali. Ed è da lì che possiamo iniziare.